Il declino dei centri commerciali e la rinascita delle piccole e medie imprese

È ormai di pubblico dominio: il modello del Centro Commerciale, che ha dominato gli ultimi 20 anni qui in Italia (e non solo), è inesorabilmente in declino. A tal proposito un’inchiesta di Repubblica ha mostrato come la crisi economica degli ultimi anni abbia colpito questi immensi scatoloni di cemento, spuntati negli ultimi anni come funghi dopo la pioggia.

Basta fare una capatina in Veneto, nel triangolo commerciale Mestre-Marghera-Marcon per capire di cosa stiamo parlando. In quest’area, a pochissimi metri l’uno dall’altro, sorgono decine di ipermercati, discount, megastore e giganteschi blocchi di cemento contenenti negozi tutti uguali che si fanno la guerra a colpi di prezzi al ribasso, a caccia dell’ultimo cliente.

Dal 2010 a oggi il giro d’affari degli ipermercati è crollato. Il modello del centro commerciale è in crisi, lo dicono gli scaffali vuoti, le casse chiuse e i corridoi desolati. Perché qui, a differenza del piccolo negozietto sotto casa, la fidelizzazione non esiste e si punta (o meglio, si puntava) ai fatturati a sette zeri e agli utili milionari, in barba alle esigenze reali del consumatore.

Un nome a caso: Auchan. Dal 2010 al 2014 il suo giro di affari in Italia si è ridotto da 3,2 miliardi a 2,6 miliardi di euro. Motivo? La contrazione dei consumi, l’attacco dei punti vendita “non food”, l’esplosione degli hard discount e la diffusione della spesa via Internet. E soprattutto, troppi, ma davvero troppi punti vendita. Su una percentuale di consumatori che è comunque sempre la stessa, se non minore.

Addio quindi alla standardizzazione della merce e al modello d’acquisto globalizzato. Le ultime stime ci dicono (come se ci fosse bisogno degli analisti per capirlo…) che gli italiani di oggi hanno pochi soldi, e preferiscono investirli in prodotti che abbiano qualità e prezzo direttamente proporzionali.

C’è un forte ritorno ai prodotti a chilometro zero, la vendita diretta, e sta tornando in auge la piccola attività commerciale a patto che riesca a dare prodotti e/o servizi particolari, che riesca a differenziarsi e soprattutto che si evolva facendo cose diverse da come le ha fatte fino ad oggi, e questo vale anche a livello di promozione commerciale (come vedremo più avanti…).

A pagare lo scotto di questa inversione di tendenza è il modello dell’iperstore, che attualmente soffre un debito d’ossigeno e vede fatturati e utili assottigliarsi di anno in anno. Chiaramente, come accade per tutti i fenomeni umani, il “Cut Over” non sarà istantaneo, ma il processo è già iniziato.

Anche il Titanic ha impiegato qualche ora per affondare, sebbene fosse stato dichiarato “inaffondabile”. Una volta aperta una breccia nello scafo fu solo questione di tempo. Anche se l’orchestra continuò a suonare fino alla fine il transatlantico, malgrado la sua mole, era condannato a una fine certamente ingloriosa.

Alla stessa maniera, il modello delle grandi catene commerciali, della GDO e degli immensi megastore apparentemente “inaffondabili” sta imbarcando acqua da tutte le parti.

Oggi gli Stati Uniti sono pieni di ipermercati morti o moribondi, il cui destino viene immortalato dal cinico web. È nato addirittura un sito portale che raccoglie fotografie di discount abbandonati, coperti di erbacce, immersi in contesti spettrali e quasi alieni. Il sito si chiama prevedibilmente Dead Malls (che significa “centri commerciali morti”).

Un recente film di grande successo, Gone Girl, è stato ambientato in uno di questi malls in rovina. Si stima che negli U.S.A. potrebbero chiudere dal 15% al 50% dei 1.500 grandi mall nei prossimi 10 anni. Gli americani stanno tornando in centro, lo shopping online si mangia già il 6% del mercato retail, e i giovani “topi da malls”, iPhone-dipendenti e disoccupati che prima si recavano al centro commerciale per rimorchiare fingendo di scrutare le vetrine, oggi sono assorbiti da Facebook.

Forse è un piccolo esempio di “legge del contrappasso” di Dantesca memoria. I grandi Discount che un tempo hanno messo in ginocchio moltissime piccole attività locali, ora si trovano a patire lo stesso destino anche qui in Italia. Questo fenomeno testimonia che, oltre un certo limite, i grossi non vanno perché c’è una grossa fetta di popolazione che, per vari motivi (spesso anche caratteriali), preferisce e preferirà sempre il piccolo negozio a quello grande.

Uno dei punti di forza delle grandi catene commerciali è da sempre la possibilità di disporre di enormi budget pubblicitari e di potenti strumenti di fidelizzazione della clientela, come ad esempio le tradizionali carte fedeltà, le raccolte punti, i week-end sotto-costo, eccetera. Dall’altra parte della staccionata la piccola impresa non è mai stata in grado, per ovvi motivi legati alla inferiore capacità di spesa, di contrastare cotanta potenza di fuoco.

Tuttavia, complice il declinante fascino del centro commerciale, è nata un’iniziativa straordinaria che permette ai piccoli negozianti di attrezzarsi con strumenti di acquisizione e fidelizzazione altrettanto evoluti, rendendo pan per focaccia al nemico storico di sempre: la GDO. Il progetto, completamente italiano, si chiama Cliente Ok.

Cliente Ok è il PRIMO e UNICO sistema di acquisizione e fidelizzazione clienti rivolto SOLO alle piccole imprese: sono tassativamente escluse le grandi catene commerciali, i franchising e la grande distribuzione organizzata (GDO).

Cliente Ok si presenta sul mercato come una carta fedeltà virtuale gratuita, che premia gli acquisti restituendo ai clienti SOLDI VERI invece che inutili premi.

Le imprese aderenti a Cliente Ok potranno effettuare campagne pubblicitarie del valore di migliaia di euro a un grande numero di potenziali clienti delle zone di loro interesse commerciale (che ogni giorno visitano il portale), e che saranno molto bendisposti a recepirle grazie al denaro che riceveranno.

La promozione avviene tramite un portale online tecnologicamente evoluto, ma dall’interfaccia semplice e amichevole, che connette le imprese aderenti al circuito a centinaia di migliaia di potenziali consumatori, interessati a ricevere le offerte in virtù dei vantaggi che ne riceveranno.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicane per le piccole e medie imprese italiane, da decenni flagellate dall’avanzata dei grandi gruppi commerciali! Tuttavia, ora che è in atto una certa disaffezione nei confronti della grande distribuzione, è giunto il momento per le piccole imprese più scaltre e che vogliono differenziarsi di approfittarne per invertire le sorti.

Infatti, proprio grazie a Cliente Ok, le imprese potranno mantenere la loro unicità, ma allo stesso tempo dotarsi di un sistema di acquisizione e fidelizzazione clienti pari se non superiore a quello utilizzato fino ad oggi dalla GDO. Questo è possibile perché Cliente Ok ha creato la costosa e complessa infrastruttura digitale che, da sola, una piccola azienda non sarebbe in grado di approntare per ovvi limiti economici e di know-how.

Sulla home page del portale ClienteOk.com si trova integrato un breve video esplicativo in cui, in appena un minuto e 30 secondi, vengono riassunti i punti cardine di questo sistema di acquisizione e fidelizzazione clienti, la cui sottoscrizione per quest’ultimi è davvero semplicissima.

Un famoso motto popolare recita cinicamente “è una ruota che gira”. Finalmente, dopo anni di botte da orbi, i piccoli imprenditori italiani hanno finalmente in mano un’arma per ribaltare le sorti della contesa e competere, ad armi pari, con l’acerrimo nemico rappresentato dalla GDO. Purché sappiano cogliere questa opportunità al volo! Non a caso le adesioni a Cliente Ok sono numerose e in costante aumento.