Il declino dei centri commerciali e la grande opportunità per le piccole imprese

È ormai di pubblico dominio: il modello del Centro Commerciale, che ha dominato gli ultimi 20 anni qui in Italia (e non solo), ha cominciato a dare forti segni di cedimento, segno tangibile che, oltre un certo limite, i grossi non vanno perché c’è una fetta considerevole di consumatori che, per vari motivi (spesso anche caratteriali), preferisce – e sempre preferirà – il piccolo negozio a quello grande.

Forse è un piccolo esempio di “legge del contrappasso” di Dantesca memoria. I grandi Discount che un tempo hanno messo in ginocchio moltissime piccole attività locali, ora si trovano a patire lo stesso destino anche qui in Italia, come riportato in un’inchiesta di Repubblica che ha mostrato come la crisi economica degli ultimi anni abbia colpito questi immensi scatoloni di cemento, spuntati negli ultimi anni come funghi dopo la pioggia.

A pagare lo scotto di questa inversione di tendenza è il modello dell’iperstore, che attualmente soffre un debito d’ossigeno e vede fatturati e utili assottigliarsi di anno in anno. Chiaramente, come accade per tutti i fenomeni umani, il “Cut Over” non sarà istantaneo, ma il processo è già iniziato.

Anche il Titanic ha impiegato qualche ora per affondare, sebbene fosse stato dichiarato “inaffondabile”. Una volta aperta una breccia nello scafo fu solo questione di tempo. Anche se l’orchestra continuò a suonare fino alla fine il transatlantico, malgrado la sua mole, era condannato a una fine certamente ingloriosa.

Basta fare una capatina in Veneto, nel triangolo commerciale Mestre-Marghera-Marcon per capire di cosa stiamo parlando. In quest’area, a pochissimi metri l’uno dall’altro, sorgono decine di ipermercati, discount, megastore e giganteschi blocchi di cemento contenenti negozi tutti uguali che si fanno la guerra a colpi di prezzi al ribasso, a caccia dell’ultimo cliente.

Dal 2010 a oggi il giro d’affari degli ipermercati è crollato. Il modello del centro commerciale è in crisi, lo dicono gli scaffali vuoti, le casse chiuse e i corridoi desolati. Perché qui, a differenza del piccolo negozio sotto casa, la fidelizzazione non esiste e si punta (o meglio, si puntava) ai fatturati a sette zeri e agli utili milionari, in barba alle esigenze reali del consumatore.

Oggi gli Stati Uniti sono pieni di ipermercati morti o moribondi, il cui destino viene immortalato dal cinico web. È nato addirittura un sito portale che raccoglie fotografie di discount abbandonati, coperti di erbacce, immersi in contesti spettrali e quasi alieni. Il sito si chiama prevedibilmente Dead Malls (che significa “centri commerciali morti”).

Un recente film di grande successo, Gone Girl, è stato ambientato in uno di questi mall in rovina. Si stima che negli U.S.A. potrebbero chiudere dal 15% al 50% dei 1.500 grandi malls nei prossimi 10 anni. Gli americani stanno tornando in centro e questa è un’ottima notizia anche per le piccole attività artigianali e commerciali italiane perché si sa che gli Stati Uniti anticipano sempre i fenomeni che poi si estenderanno a tutto il resto del mondo.

Addio quindi alla standardizzazione della merce e al modello d’acquisto globalizzato, ma c’è anzi un forte ritorno ai prodotti a chilometro zero e alla vendita diretta.

NON significa con questo che per i piccoli ora sono tutto rose e fiori e che il pericolo sia scampato, perché nonostante ciò ci sono ancora moltissime piccole attività che saranno destinate a chiudere nei prossimi anni perché purtroppo sono ancora troppe per le capacità ricettive del mercato (qualche studio è arrivato a stimarne persino un 50%).

Ma significa che, contrariamente a ciò che molti piccoli imprenditori disperati sono portati a pensare (perché oggi faticano a stare ancora aperti), le piccole attività commerciali e artigianali esisteranno sempre, e anche in numero notevole, ma NON più come ora che sono il 90% del totale delle imprese in Italia.

Quindi questa crisi dei grandi è una grande opportunità per la piccola attività commerciale a patto che riesca a dare prodotti e/o servizi particolari, che riesca a differenziarsi e soprattutto che si evolva facendo cose diverse da come le ha fatte fino a oggi, e questo vale anche a livello di promozione commerciale.

Infatti uno dei punti di forza delle grandi catene commerciali è da sempre la possibilità di disporre di enormi budget pubblicitari e di potenti strumenti di fidelizzazione della clientela, come ad esempio le tradizionali carte fedeltà, le raccolte punti, i week-end sotto-costo, eccetera. Dall’altra parte della staccionata la piccola impresa non è mai stata in grado, per ovvi motivi legati alla inferiore capacità di spesa, di contrastare cotanta potenza di fuoco.

Ma ora è nato un progetto straordinario che permette ai piccoli negozianti di attrezzarsi con strumenti di acquisizione e fidelizzazione altrettanto evoluti di quelli dei grandi gruppi commerciali, rendendo pan per focaccia al nemico storico di sempre: la GDO. Il progetto, completamente italiano, si chiama Cliente Ok.

Cliente Ok è Club di acquisto esclusivo nato per dare grandi vantaggi e privilegi ai consumatori, e che esclude tassativamente i grandi gruppi e i franchising così da aiutare le piccole attività commerciali e artigianali ad acquisire e mantenere nuovi clienti.

Grazie a Cliente Ok le imprese aderenti potranno effettuare e inviare campagne pubblicitarie del valore di migliaia di euro a un grande numero di potenziali clienti delle zone di loro interesse commerciale e che saranno molto bendisposti a recepirle grazie ai privilegi che riceveranno.

Ciò avviene tramite un portale online tecnologicamente evoluto, ma dall’interfaccia semplice e amichevole, che connette le imprese aderenti al circuito a centinaia di migliaia di potenziali consumatori, interessati a ricevere le offerte in virtù dei vantaggi che ne riceveranno.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana per le piccole imprese italiane, da decenni flagellate dall’avanzata dei grandi gruppi commerciali! Tuttavia, ora che è in atto una certa disaffezione nei confronti della grande distribuzione, è giunto il momento per le piccole imprese più scaltre e che vogliono differenziarsi di approfittarne per invertire le sorti.

Infatti, proprio grazie a Cliente Ok, le imprese potranno mantenere la loro unicità, ma allo stesso tempo dotarsi di un sistema di acquisizione e fidelizzazione clienti pari se non superiore a quello utilizzato fino a oggi dalla GDO. Questo è possibile perché Cliente Ok ha creato la costosa e complessa infrastruttura digitale che, da sola, una piccola azienda non sarebbe in grado di approntare per ovvi limiti economici e di know-how.

Un famoso motto popolare recita cinicamente “è una ruota che gira”. Finalmente, dopo anni di botte da orbi, i piccoli imprenditori italiani hanno finalmente in mano un’arma per ribaltare le sorti della contesa e competere, ad armi pari, con l’acerrimo nemico rappresentato dalla GDO. Purché sappiano cogliere questa opportunità al volo! Non a caso le adesioni a Cliente Ok sono numerose e in costante aumento.

Se sei interessato a saperne di più su Cliente Ok, contattaci subito scrivendo a imprese@clienteok.com e se nella tua zona ci sarà ancora un posto libero per te nel nostro Club, verrà un Consulente di zona a spiegarti tutto e a seguirti poi passo passo perché NON sarai mai lasciato solo!

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