Categoria: News sul commercio

Perché il web è il miglior posto per far incontrare imprese e clienti

Oramai è sotto gli occhi di tutti: internet ha oramai invaso ogni angolo della nostra vita quotidiana, diventando in pratica la nuova piazza italiana, dove tutti si incontrano, dialogano, stringono amicizie, fanno affari.

L’ultimo rapporto sulla comunicazione pubblicato dal Censis sancisce che 3 italiani su 4 sono costantemente sul web, 2 su 3 possiedono un dispositivo mobile cosiddetto “intelligente” (smartphone), più della metà si informa SOLO online.

Il Censis ha rilevato che gli Italiani usano internet oramai per (quasi) tutto. Sul web tengono contatti e dialogano con i loro amici, prenotano i loro viaggi e le loro vacanze, guardano film, ascoltano musica e seguono eventi sportivi, entrano in contatto con le amministrazioni pubbliche e anche con le proprie banche (svolgendo online buona parte delle loro transazioni).

Questo perché tramite il web risparmiano tempo e spendono meno soldi. Ma soprattutto usano internet per informarsi e ciò ha fatto sì che tutti i tradizionali mezzi di comunicazione e informazione, primi fra tutti i quotidiani, hanno perso negli ultimi anni una fetta considerevole del loro pubblico.

Il declino dei centri commerciali e la rinascita delle piccole e medie imprese

È ormai di pubblico dominio: il modello del Centro Commerciale, che ha dominato gli ultimi 20 anni qui in Italia (e non solo), è inesorabilmente in declino. A tal proposito un’inchiesta di Repubblica ha mostrato come la crisi economica degli ultimi anni abbia colpito questi immensi scatoloni di cemento, spuntati negli ultimi anni come funghi dopo la pioggia.

Basta fare una capatina in Veneto, nel triangolo commerciale Mestre-Marghera-Marcon per capire di cosa stiamo parlando. In quest’area, a pochissimi metri l’uno dall’altro, sorgono decine di ipermercati, discount, megastore e giganteschi blocchi di cemento contenenti negozi tutti uguali che si fanno la guerra a colpi di prezzi al ribasso, a caccia dell’ultimo cliente.

Dal 2010 a oggi il giro d’affari degli ipermercati è crollato. Il modello del centro commerciale è in crisi, lo dicono gli scaffali vuoti, le casse chiuse e i corridoi desolati. Perché qui, a differenza del piccolo negozietto sotto casa, la fidelizzazione non esiste e si punta (o meglio, si puntava) ai fatturati a sette zeri e agli utili milionari, in barba alle esigenze reali del consumatore.

Un nome a caso: Auchan. Dal 2010 al 2014 il suo giro di affari in Italia si è ridotto da 3,2 miliardi a 2,6 miliardi di euro. Motivo? La contrazione dei consumi, l’attacco dei punti vendita “non food”, l’esplosione degli hard discount e la diffusione della spesa via Internet. E soprattutto, troppi, ma davvero troppi punti vendita. Su una percentuale di consumatori che è comunque sempre la stessa, se non minore.